372 32. Vedendo che di giorno in giorno aumentava
il numero dei suoi seguaci, Francesco scrisse per sé
e per i frati presenti e futuri, con semplicità e brevità,
una norma di vita o Regola, composta soprattutto di espressioni
del Vangelo, alla cui osservanza perfetta continuamente aspirava.
Ma vi aggiunse poche altre direttive indispensabili e urgenti
per una santa vita in comune.
373 Poi, con tutti i suddetti frati, si recò
a Roma, desiderando grandemente che il signor papa Innocenzo
III, confermasse quanto aveva scritto.
In quel tempo si trovava a Roma il venerando vescovo d'Assisi,
Guido, che aveva particolare affetto e stima per Francesco
e per tutti i suoi fratelli. Quando li vide, non sapendo il
motivo della loro venuta, si turbò molto, perché
temeva che volessero lasciare la loro patria, nella quale
il Signore per mezzo di quei suoi servi operava già
grandissimo bene. Era infatti profondamente lieto di avere
nella propria diocesi tanti uomini di quel genere, perché
dalla loro vita santa si attendeva grandi frutti. Come ebbe
però udito il motivo del viaggio e il loro proposito,
si rallegrò assai nel Signore e si offrì di
consigliarli e aiutarli.
374 San Francesco si presentò anche al vescovo
di Sabina, Giovanni di San Paolo, che tra i principi e prelati
della Curia romana, aveva fama di disprezzare le cose terrene
e amare le celesti. Egli l'accolse benevolmente e lodò
il suo disegno.
33. Nondimeno, da uomo prudente, lo interrogava
su molti punti e cercava di convincerlo a scegliere la vita
monastica o l'eremitica. Ma san Francesco ricusava con
quanta più umiltà poteva quegli argomenti, non
perché li disprezzasse, ma perché si sentiva
trasportato da più alto desiderio seguendo con amore
un altro ideale. Il vescovo ammirava il suo zelo, tuttavia
temendo che non potesse perseverare in un ideale così
alto, gli additava vie più piane. Infine, vinto dalla
sua costanza, accondiscese alle sue preghiere e si impegnò
a promuovere la causa di lui davanti al Papa.
375 Era allora preposto alla Chiesa di Dio, il signor
papa Innocenzo III, uomo che si era coperto di gloria, dotto,
ricco di eloquenza, ardente cultore della giustizia nel difendere
i diritti e gli interessi della fede cristiana. Questi. conosciuto
il desiderio di quegli uomini di Dio, dopo matura riflessione,
diede il suo assenso alla loro richiesta, e lo completò
dandogli effetto; li incoraggiò con molti consigli
e li benedisse, dicendo: «Andate con Dio, fratelli,
e come Egli si degnerà ispirarvi, predicate a tutti
la penitenza. Quando il Signore onnipotente vi farà
crescere in numero e grazia, ritornerete lieti a dirmelo,
ed io vi concederò con più sicurezza altri favori
e uffici più importanti».
376 Veramente il Signore era con Francesco ovunque
andasse, allietandolo con rivelazioni e animandolo con i suoi
benefici. Una notte ebbe questa visione: sul ciglio della
strada che stava percorrendo c'era un albero maestoso,
robusto e bello, con un tronco enorme e altissimo. Avvicinatosi
per osservarne la bellezza e grandezza, egli stesso all'improvviso
crebbe tanto da poterne toccare la cima. Lo prese e con una
sola mano lo piegò agevolmente fino a terra. Così
era avvenuto veramente: papa Innocenzo, che è come
l'albero più alto e potente del mondo, si era inchinato
così benevolmente alla preghiera del beato Francesco.